P. Antonio Angelo Cavanis

P. ANTONIO ANGELO CAVANIS

Antonio Angelo fu il primo dei fratelli Cavanis a entrare nella carriera dei segretari mentre il fratello Marco attendeva a completare gli studi. Dopo le prime esperienze dell'impiego avvertì forte il desiderio di farsi religioso, ma i genitori si opposero decisamente. Nella sofferenza di quegli anni - forse tre o anche di più - il Servo di Dio non venne mai meno al rispetto verso i genitori, e trovò conforto e aiuto nella preghiera e nel consiglio. Solo dopo la morte del padre, nel 1794 poté lasciare l'impiego e farsi sacerdote. Riceveva l'ordinazione il 21 marzo 1795, formulando il proposito di essere soltanto e tutto a disposizione di Dio. La sua vita sacerdotale ci appare intensamente occupata fra iniziative di studio e attività di ministero, come predicazione, catechismi, confessioni, ecc. E fu proprio confessando nell'ospedale degli incurabili che, nel 1809, contrasse la terribile malattia delle convulsioni, che lo tormentò poi per tutto il restante della vita, dandogli occasione di mostrare straordinario esempio di pazienza e serenità di spirito nella accettazione della volontà divina.

Da leggere:  "Linee guida di spiritualità nella vita di P. Antonio Angelo Cavanis".


Al via il giubileo di P. Basilio Martinelli

150 anni dalla nascita.

Il 27 dicembre 2022 siamo entrati nel 150° anno della nascita di P. Basilio Martinelli, religioso Cavanis, nato nel paese di Calceranica (Trento) e morto a Possagno (Treviso). P. Basilio è il terzo Venerabile dell’Istituto Cavanis e il primo dopo i Fondatori, P. Antonio e P. Marco Cavanis.  

  

Lodiamo riconoscenti il Signore, Padre buono, per la sua vicinanza provvidente alla nostra Congregazione delle Scuole di Carità e per donarci, come esempio e modello di vita religiosa e obbedienza dinamica e silenziosa alla sua volontà, il venerabile P. Basilio Martinelli. La sua “santità feriale” è stimolo, provocazione e profezia di nuove possibilità per il Carisma Cavanis.  

 

Il cercare quotidianamente di fare in tutto la volontà di Dio Padre, attraverso l’ascesi, il silenzio, la preghiera e l’esercizio dell’umiltà, ha fatto di P. Basilio un modello di vita religiosa e sacerdotale Cavanis, fedele e gioiosa, con forte appello vocazionale.  

 

Il linguaggio di santità, nella concretezza della realtà quotidiana della vita consacrata in comunità fraterne, esercita grande fascino, ha un forte richiamo vocazionale anche oggi, e costituisce un potente strumento di annunzio del Vangelo.  

 

 Vogliamo celebrare quest’Anno giubilare di azione di grazie impegnandoci a praticare le virtù che hanno reso P. Basilio fedele nella missione e educativa e nel sacerdozio, attenti ai segni dei tempi e alle innumerevoli necessità e sfide che le famiglie, i bambini e i giovani devono affrontare ogni giorno, nei vari contesti sociali e culturali dove la Provvidenza ci ha condotti.   

 

L’esempio e intercessione di P. Basilio, aiutano a fare di quest’Anno giubilare un’esperienza di testimonianza e di animazione vocazionale all’interno della Congregazione. Nello stesso tempo l’Anno giubilare è un bell’omaggio al Venerabile P. Basilio, umile e fedele nella missione educativa e un grande incoraggiamento per i religiosi e i laici Cavanis a riscoprire la bellezza della propria missione educativa. 

 

Le celebrazioni, attività e avvenimenti di questo anno giubilare saranno comunicati tempestivamente sul questo sito e altri canali di comunicazione Cavanis.


Postulazione generale Cavanis

Compito e missione

La Postulazione generale ha come compito principale insistere perché la Chiesa riconosca un Servo di Dio Beato e poi Santo. Deve fornire tutte le prove possibile affinché la Congregazione delle Cause dei Santi possa valutare la richiesta (postulazione) e prendere una decisione. E sappiamo tutti che la prova per eccellenza è un miracolo, avvenuto per l’intercessione del Servo di Dio presso il Signore. Il miracolo deve essere comprovatamene accertato e accolto dalla Chiesa come prova irrefutabile della loro intercessione. Leggi più 



Venezia, fine 1700. La situazione politica, economica, culturale e morale della gloriosa Repubblica di San Marco è allo sbando: l’aristocrazia e i ceti popolari, la città e l’entroterra sono finiti e sfiniti. La città agonizza e in vent’anni passerà da 145 mila abitanti a soli centomila; i poveri o meglio la “feccia della plebe”, come ricordava nel 1821 il Patriarca Pikler, erano nella sola città circa quaranta mila. I governanti di turno, francesi, austriaci, veneziani, annaspavano, dicevano qualche “verità” sulla situazione di Venezia semplicemente perché erano a corto di bugie e non era sufficiente per loro, come si diceva allora “voler cambiare il mondo… volevano perfino cambiare la Verità”. “L’educazione pubblica non conta un secolo più infelice di questo” diceva una Ordinanza del Governo Provvisorio del 1797, e dire che la “feccia della plebe” non poteva frequentare nemmeno le scuole di istruzione pubblica. Il clero diocesano di Venezia in quell’epoca è definito dal Patriarca Ludovico Flangini, nella sua lettera pastorale del 1802, come “pigro, ignorante, disorientato”, e indicava la depravazione e la sfrenata licenza come frutti funesti “dell’iniquità fondata sull’autorità”. Lo stesso Patriarca lodando l’opera dei religiosi Filippini e l’iniziativa delle missioni popolari nelle parrocchie, che cominciavano a dare buoni frutti, diceva che per la ricostruzione morale della città era “urgentissima opera l’educazione della gioventù”. Continua